A Villa Castelli, nel brindisino, si può fare il bagno nell’unica piscina biologica del Sud Italia

Ai pugliesi piace “bio”

Le coltivazioni che sfruttano la naturale fertilità del suolo ben rispondono alle preoccupazioni dei consumatori a seguito dei numerosi scandali alimentari

Palo del colle mercoledì 05 settembre 2018
di Elena Albanese
La piscina biologica di Villa Castelli
La piscina biologica di Villa Castelli © www.sciaiani.it

La Puglia è una delle tre regioni più “bio” d’Italia, con oltre 10mila operatori del settore (+50% rispetto all’anno precedente) e 255mila ettari di coltivazioni, come risulta dai dati Sinab (Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica) 2017.

La spiegazione per il boom del fenomeno prova a darla Coldiretti, secondo cui «i timori dei consumatori, innescati dagli scandali alimentari, si sono tradotti in una seria preoccupazione per la sicurezza alimentare e in una domanda crescente di garanzie di qualità e maggiori informazioni sui metodi di produzione». Che evidentemente il biologico riesce a dare, rispondendo efficacemente alla richiesta di prodotti freschi e di stagione.

Questa modalità di coltivazione, che tende a sfruttare la naturale fertilità del suolo, promuove la biodiversità delle specie domestiche vegetali ed esclude l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (ogm), interessa nella nostra regione quasi tutti i comparti agricoli: olivo (32%), cereali (22%), vite (6%) e frutta (2%). La Puglia vanta anche tre impianti di acquacoltura biologica, nella quale particolare attenzione è dedicata alla salute e al benessere dei pesci, grazie alla creazione di habitat che rispondono alle esigenze comportamentali e fisiologiche delle specie ittiche allevate.

Una tendenza dunque che si sta estendendo in ogni ambito collegato al cibo. Come la vendita al dettaglio e la ristorazione. Addirittura a Villa Castelli, in provincia di Brindisi, c’è l’unico agriturismo del Sud Italia dotato di una piscina biologica. Si tratta di un vero e proprio ecosistema in grado di sfruttare il potenziale della natura e delle piante acquatiche per generare i microrganismi necessari alla depurazione dell’acqua. Ciò consente di evitare l’uso di prodotti chimici come il cloro.

Un impegno, quello dei pugliesi, premiato con un aumento dei consumi pari all’81%. Ma aiutato anche dalla recente legge regionale sul “km 0”, che ha sdoganato l’alimentazione sana anche nei servizi di ristorazione collettiva (le mense, specie quelle scolastiche), facendo della sicurezza alimentare e della nutraceutica il suo cavallo di battaglia. Sempre secondo Coldiretti, è questa un’adeguata risposta «all’83% dei genitori pugliesi convinto che le mense pubbliche debbano offrire cibi più sani anche per educare le nuove generazioni alla corretta alimentazione e tutelare la salute di tutti i fruitori».

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