L’intervista

Matteo Palermo: “Grazie alla musica lasceremo una traccia di noi nel mondo”

Land Star, il primo singolo del compositore palese

Cultura
Palo del colle martedì 31 ottobre 2017
di Marina Pace
Matteo Palermo
Matteo Palermo © © Giuseppe Savino

“È espressivo, mette anima e cuore nelle parole che canta”

“Ascoltare questa canzone mi fa avvertire la vulnerabilità del cantante”

“La qualità di produzione è molto alta. Batteria e chitarra sono ben suonate ed originali”

Sono alcuni dei commenti degli ascoltatori di Land Star, il brano di esordio di Matteo Palermo, chitarrista e compositore palese. Il 22 settembre Matteo pubblica sulle principali piattaforme musicali il suo primo singolo. Registrato in studio grazie alla collaborazione di Fabio Lopez al basso e Stefano Ninni alla batteria, “Land Star” rappresenta per l’autore di musica e testo l’esaltazione della libera scelta dell’uomo.

Mentre lavora al suo album, Matteo Palermo si racconta a PaloLive.

Qual è stato il tuo percorso artistico?

«Ho iniziato a studiare chitarra a 16 anni, un po’ per gioco, ma sono sempre stato appassionato di musica sin da piccolo. Ricordo un aneddoto: erano gli anni Novanta, la radio passava “The final countdown” degli Europe ed io, davanti al "radiolone", sognavo di suonare l’assolo di quel pezzo. Un giorno costruii una chitarra: realizzai una struttura in legno e la rivestii con una chitarra disegnata, usai degli elastici al posto delle corde e sognavo di fare la rockstar suonando quell'assolo. Ho iniziato il mio percorso di studi con Nicola Lopez e dopo due anni sono diventato bravino a suonare: ho approfondito vari generi musicali, dall’heavy metal al blues, dal rock al gipsy jazz. Mi sono fatto le ossa come tutti, suonando nei garage con le band, andando in giro con i furgoni per tutta l’Italia ed anche all'estero con la mia vecchia band, gli Z.E.D. arrivando a quota 400 concerti circa nella mia esperienza musicale. Dopo lo studio dello strumento, sono passato all'aspetto compositivo: ho sempre avuto qualcosa da dire al mondo e mi piaceva farlo attraverso la musica. Nell'esperienza con gli Z.E.D. ho scritto quasi tutti i testi dei dischi che abbiamo inciso ed ho preso coscienza che avevo le potenzialità per intraprendere la strada da solista. Così ho preso lezioni di canto ed ho iniziato a lavorare al mio primo singolo di cui ho composto tutto, dalla musica al testo. Spesso gli amici mi chiedono se quella che ascoltano è davvero la mia voce e la cosa mi fa sorridere, perché mi piace questo effetto sorpresa. Spero di sorprendere anche con il lavoro del disco che mi auguro di pubblicare prima dell’estate 2018. Ci sto mettendo tutta la mia esperienza musicale, artistica e spero che ne venga fuori un buon prodotto».

Sulla base della tua esperienza, quanto è difficile per un ragazzo di Palo intraprendere questo percorso, formarsi ed avere la possibilità di farsi conoscere?

«Penso di essere un buon testimone di come si sia evoluta la scena musicale e culturale del nostro paese. Ho avuto la fortuna di vivere tante esperienze, talvolta anche negative, sulla mia pelle. Ricordo una grandissima difficoltà, quando ero ragazzino, sia a far capire quello che volevo suonare, sia nel trovare il posto in cui farlo. Andavamo alla ricerca di piccoli spazi di nicchia dove probabilmente c’era qualcuno disposto a sentirci, a cercare di capire quello che volevamo fare. Ma non c’era una politica ben chiara rispetto ad un indirizzo culturale verso la musica, cosa che oggi esiste: vedi i bandi regionali che finanziano i progetti discografici, Puglia Sounds, i contenitori culturali come Rigenera diffusi su tutto il territorio. Prima non c’era nulla di tutto questo. Inoltre oggi esistono i social che sono una grandissima possibilità per i ragazzi, sia per formarsi che per trasmettere quello che fanno. A 36 anni io non sono arrivato a nulla di eclatante nonostante possa vantare grandi esperienze artistiche e musicali; la musica non è ancora diventata un lavoro per me, era quello il mio sogno. Ma oggi anche io, grazie ai social, sono riuscito a raggiungere utenti che mai avrei potuto immaginare. Ad esempio, il mio nuovo singolo in questi giorni va nelle radio americane ed ho la possibilità di monitorare gli utenti che lo ascoltano, chi diventa mio fan, posso entrare in contatto con loro tramite Facebook, mailing list, strumenti che prima non esistevano. Anche la formazione non è più un problema, il background musicale pugliese è di alto profilo e vantiamo maestri eccellenti. Inoltre esistono numerose risorse per accedere alla formazione in rete e di qualsiasi natura: si può imparare a suonare blues americano, gipsy jazz o la pizzica, ci sono corsi di formazione a 360°. Nessuno è limitato se ha la volontà di imparare».

Qual è il tuo attuale progetto musicale?

«Il 22 settembre ho pubblicato per la prima volta “Land Star”, il mio primo singolo. È un pezzo in lingua inglese. Ho scelto di scrivere tutto l’album in inglese per vari motivi. Innanzitutto perché ho avuto esperienza nel panorama italiano, so quanto è difficile emergere. Allora ho pensato: se sono un cittadino del mondo e conosco bene l’inglese, ho la fortuna di essere laureato in lingue, perché devo restringere la cerchia delle persone che mi possono ascoltare? Con l’inglese ho il mondo intero a disposizione. Inoltre ho fatto questa scelta artistica anche perché credo di avere idee internazionali, stile musicale internazionale, non mi ritrovo nella musica italiana. Ma tornando a “Land Star”… è un brano introspettivo che parla di un’esperienza di vita, l’esaltazione della libera scelta dell’uomo. Racconto di questa Land Star che ognuno di noi ha dentro, che nel testo non è altro che un’immagine ricostruita da delle pietre, e parlo dell’interpretazione delle cinque punte di questa stella: rappresentano i valori che ognuno mette in campo quando deve fare delle scelte. Il messaggio è che nessuno può interferire con le nostre decisioni, che siano giuste o sbagliate, perché ritengo che sbagliare serva ad imparare dai propri errori. Come questo brano, tutti i pezzi dell’album raccontano “fatti intimi”, esperienze realmente vissute. Sto facendo una specie di esperimento sociale: chiedo alle persone a me più vicine cosa hanno da gridare al mondo. Personalmente, grazie alla musica sono riuscito a raccontare cose che nella vita di tutti i giorni non potevo o non riuscivo ad esprimere; è un po’ uno sfogo in terza persona che mi ha sempre consentito di liberarmi. Così cerco di dare voce a chi ha vissuto esperienze di vita particolari, di qualsiasi genere, ma che abbiano alla fine un riscontro positivo. Da un punto di vista musicale, invece, ci sto mettendo tutta la mia esperienza, quindi penso che si percepirà questo mio essere poliedrico ed aver spaziato tra diversi generi».

Land Star è senza dubbio un traguardo importante per te. Che consiglio ti sentiresti di dare a tutti i ragazzi che hanno il tuo stesso sogno?

«Ad un giovane che si approccia alla musica vorrei dire innanzitutto che ha due aspetti: uno emotivo che fa parte prettamente della persona e un aspetto più meccanico che ha a che fare con il mercato della musica. Innanzitutto è necessario avere coscienza di ciò che si vuole trasmettere. Bisogna avere qualcosa di interessante da comunicare, altrimenti non si arriva alla gente. La musica, in questo senso, ci aiuta ad avviare un percorso con noi stessi che ci porti a capire cosa abbiamo da dire al mondo, perché anche il pezzo più banale a livello musicale, deve avere qualcosa da trasmettere alla società. Poi c’è l’aspetto che riguarda il mercato musicale di cui non occorre avere paura. Oggi ci sono gli strumenti per poter diffondere la propria musica anche senza avere un’etichetta discografica o una major alle spalle. Si può creare un fanbase personale con le proprie forze semplicemente utilizzando i social o programmi di diffusione radiofonica. È importante, però, capire dove si vuole arrivare, cosa si vuole comunicare e farlo innanzitutto per il piacere di voler fare musica, a prescindere dalla fama e dal successo. La musica ti mette in rete con tante persone, ti arricchisce la vita, ti rende una persona privilegiata, con una marcia in più. Certo si può tentare di raggiungere il successo ma, se non dovesse arrivare, lasceremo comunque una traccia di noi nel mondo».

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