Il primo documento

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di La Redazione

Il primo e più sicuro documento sulla sua antichità lo troviamo in Plinio il Vecchio(m. 79 a.C.) il quale tra i popoli della seconda regione d'Italia, trova i ' Palionensi '. Egli infatti enumera: ' Argentini, Butuntinenses, Deciani, Brumbestini, Norbanenses, Palionenses, etc.'.

Nell'atlante storico del proff. Baratta e Fraccaro, alla tavola 14, ove e riprodotta la seconda Regione dell'Impero, secondo la ripartizione di Augusto (63 a.C. - 14 d.C.), tra Butuntum e Grumum, Rubi e Caelia e' segnata ' Palio '. Don Felice Sblendorio, che ha il merito di aver tenute vive nel popolo le notizie piu' salienti della storia paesana, ha affermato che di Palo parla anche Tito Livio. La messe di ritrovamenti archeologici del territorio (costituiti prevalentemente da tombe con il loro corredo funerario) sembra avvalorare l'origine pre-romana dell'abitato, plausibilmente da ascriversi a popolazioni italiche piuttosto che a coloni provenienti dalla Grecia.

Alla presenza tali insediamenti è stato ricondotto l'antroponimo Palionenses, citato nella Naturalis historia da Plinio il Vecchio tra gli antichi abitanti della Regio II. Secondo lo storico Cirielli, tale antroponimo andrebbe ricondotto al toponimo Palìon, mutato in epoca romana in Palium e poi in Palum.


Ma alcuni ritengono che l'esistenza di Palo sia di parecchi secoli anteriore a Plinio e per tanto coeva alle colonie della Magna Graecia. Lo stesso nome degli antichi abitatori ' Palionenses ' ha una risonanza piuttosto greca che latina e fa pensare che la terra dapprima dovesse chiamarsi ' Palion ', sonde poi piu' tardi ' Palium ' e ' Palum ' con evidente trasformazione fonologica subita con l'occupazione romana. Fin dal periodo greco, però, intorno alla città antica nascevano i diversi borghi dei Palionensi. Il sistema sparso, in uso nell'edilizia greco-latina, spiega nel territorio palese la larga zona archeologica nella quale erano sorti nuclei sparsi di abitanti come quelli di Marescia, Staglino, Ferro, Auricarro, Chiano, Bernetto che insieme formavano la colonia di Palo e la ' Gens palionensis '.

Se tutto, di questa vita è andato distrutto, si sono conservati per lungo ordine di secoli traccia di mura, case, di pozzi, e poi tombe con vasi italo-greci, di rozza e di elegante fattura. Materiale che, per ignoranza e ingordigia, è andato distrutto e disperso e del poco che ne è avanzato nessuno ha curato di ordinare, collezionare, studiare,. Sepolcri, vasi e monete di quell'età sono stati rinvenuti un po' da per tutto, nel paese come nelle campagne. Palo, però, non fu colonia greca vera e propria, perche' verso la fine del III secolo a.C. la Peucetia rimaneva agli ' italici indipendenti '.

La lingua greca diventò lingua comune.

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