La gara

​L’impresa di Vincenzo Tarascio, 285 km di corsa attraverso la Puglia

Il 59enne genovese unico al traguardo della prima edizione della ultramaratona “Race Across Apulia”, senza dormire riposando solo poco minuti in quasi 47 ore: «I limiti? Non esistono»

Palo del colle mercoledì 06 giugno 2018
di Nicola Palmiotto
Race Across Apulia, Vicenzo Tarascio all'arrivo a Castellaneta
Race Across Apulia, Vicenzo Tarascio all'arrivo a Castellaneta © Nc

In principio fu Fidippide. Secondo lo storico Erodoto, all’inizio del quinto secolo avanti Cristo, il messaggero, che portava una richiesta di aiuto per fronteggiare l’invasione persiana, percorse a piedi il tragitto tra Atene e Sparta e ritorno.

È probabilmente questa l’origine leggendaria dell'ultramaratona, tecnicamente qualsiasi competizione podistica superiore ai canonici 42,195 km; in pratica la sfida dell’uomo con se stesso. Infatti diversamente sarebbe difficile concepire di attraversare in poco meno di 47 ore sotto il sole di giugno - senza dormire e risposandosi solo per pochi minuti - gran parte della Puglia, in un percorso lungo 285 chilometri che da Lecce, passando per Mesagne, Ostuni, Locorotondo, Alberobello, Bari, Altamura e una escursione in Basilicata a Matera è arrivato fino Castellaneta. È stata questa la massacrante prima edizione della “Race Across Apulia”, che al traguardo ha visto (su dieci partenti) arrivare un solo concorrente, novello epigono di Fidippide: Vincenzo Tarascio, 59enne genovese.

«Sono contento - spiega piano Tarascio -. Io sono uno della vecchia guardia, so come gestire queste corse». Il podista della Sanremo Runners, impiegato alla Regione Liguria con un palmares di tutto rispetto (7 volte azzurro di 24ore, 2 volte campione d’Italia di 24ore, con all’attivo tantissime imprese del genere) è stato infatti l’unico capace di domare una bestia che ha mietuto molte vittime: «La prima parte della gara è fatta di lunghissimi rettilinei sotto al sole, facili da correre ma difficili mentalmente: se ti fai prendere dall’euforia è finita - prosegue Tarascio -. Mi fermavo nei bar per prendere bevande e gelati ma non ho mai dormito: ho riposato una mezz’ora al check Point di Ostuni e un’altra a quello di Bari. Sapevo che dovevo affrontare la gara senza una crew di appoggio e così ho deciso di andare regolare».

Un decisione che si è rivelata l’arma vincente. «La gara è stata più dura di quanto potessimo prevedere - assicura Julius Iannitti della Tri4noma, l’associazione che ha organizzato la manifestazione -. Il caldo e un percorso nervoso non hanno concesso tregua ai corridori e ci sono stati molti ritiri. La manifestazione è piaciuta a molti, ma ancora non sappiamo bene se in futuro diventerà una sfida o uno spauracchio».

«Avremmo voluto attraversare tutte le province ma era molto difficile; perciò abbiamo scelto le zone più caratteristiche come il Salento, la valle d’Itria, le colline delle Murge con una puntata a Matera», aggiunge Iannitti. E gli atleti sembrano aver apprezzato: «Sono venuto - ribadisce Tarascio - perché mi intrigava il percorso e al di là del risultato sono rimasto commosso dall’accoglienza e dalla disponibilità lungo il tracciato. Credo che in futuro una competizione del genere potrà essere apprezzata anche dagli stranieri».

Resta soltanto un quesito: cos’è che spinge un uomo a mettersi così duramente alla prova? «Non c’è solo il gesto atletico, si tratta di un viaggio interiore alla ricerca di forze nascoste», è il pensiero di Iannitti, confermato anche da Tarascio: «Cos’è che mi spinge a farlo? Io amo la corsa, corro per il piacere di farlo. È una sfida con se stessi per scoprire, senza mai strafare, i propri limiti e rendersi conto che il limite non c’è».

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