La nostra storia

16 luglio 1349, il giorno fatale di Auricarrum

Un anniversario da ricordare e i resti dell’antica area da salvaguardare

Cultura
Palo del colle domenica 16 luglio 2017
di Vito Tricarico
La Rocca di Auricarro
La Rocca di Auricarro © PaloLive.it

Sono trascorsi ormai 668 anni dalla distruzione dell’antica Auricarro. Tralasciando l’epoca romana, ne erano passati solo ottanta da quando, il 25 marzo 1269, Auricarrum era stata concessa al miles Filippo di Clariarco dal re di Napoli Carlo I d’Angiò.

Era il 16 luglio del 1349 quando bitontini e ungheresi la misero a ferro e fuoco. Era in corso una guerra di lunga durata causata dall’assassinio di Andrea, fratello del re Luigi d’Ungheria, che aveva sposato Giovanna d’Angiò, la regina di Napoli non estranea al complotto. La Terra di Palo era feudo di Niccolò Acciaiuoli, gran siniscalco del Regno di Napoli. Bitonto, invece, era feudo di Carlo di Durazzo, coinvolto nell’intrigo per uccidere il giovane Andrea.

All’arrivo degli ungheresi a Napoli, la casa di Carlo di Durazzo venne assaltata, la moglie riuscì a stento a salvarsi scappando mezza nuda e rifugiandosi nel vicino convento di Santa Croce, mentre il marito Carlo, fatto montare su un ronzino, fu costretto a guidare gli ungheresi nel luogo dov'era stato ucciso Andrea d’Ungheria. Sulla loggia venne decapitato e il suo corpo gettato nel giardino sottostante, com'era avvenuto in precedenza per lo sfortunato Andrea. Da quel giorno Bitonto passò sotto il controllo degli ungheresi.

Questo il motivo principale dell’opposto schieramento in campo, al quale si aggiunse il duro assedio di diciassette giorni cui venne sottoposta Bitonto. All’assedio parteciparono in massa auricarrini e palesi, al seguito del condottiero Giovanni Pipino di Altamura. Nulla potendo contro Bitonto, seconda città delle Puglie, Giovanni Pipino si accontentò del pagamento di cento once d’oro e tolse l’assedio, col proposito di ritrovarsi il 15 luglio 1349 nel campo di San Leone per la pugna o per la sottomissione di Bitonto al suo comando. Per quella data il condottiero altamurano, abbandonato dalle sue milizie mercenarie passate al nemico, non si presentò all’appuntamento.

I bitontini, forti dell’aiuto ungherese e di molte compagnie sottratte a Pipino, decisero di attaccare Auricarrum sprovvista di cinta muraria. Giunta tale notizia al casale, i residenti abbandonarono repentinamente le loro case per rifugiarsi nella vicina Palium. Auricarrum venne completamente distrutta e venne salvata la sola chiesa di Santa Maria della Croce, come dichiara lo storico Domenico da Gravina che prese parte a quella guerra e ne riportò gli avvenimenti nel suo "Chronicon de rebus in Apulia gestis". Sull’architrave del portone d’ingresso della chiesa, ancora oggi, si può leggere la significativa epigrafe: Ecclesia sola salva.

Nell’attuale Auricarro sono presenti i resti storici dell’antico nucleo cittadino: la chiesa anticamente dedicata a Santa Maria della Croce, i resti dell’antica Rocca di Auricarrum e la necropoli, venuta alla luce nel 1991.

PaloLive lancia un appello ai cittadini di Palo e di Auricarro, nell’anniversario della distruzione della Rocca, perché non vada completamente in rovina. Ciò che ne rimane è solo uno spesso muro che fuoriesce dalle macerie della base, non tanto per la distruzione avvenuta nel 1349 quanto per l’incuria di cittadini e amministratori. Sorge su un’area soprelevata di forma quadrangolare ricolma di massi, dominata da una massiccia struttura muraria di circa 7 metri di lunghezza per 2 di larghezza. Un lato della rocca presenta feritoie di avvistamento ed è collocato su un rialzo di pietre calcaree. Questa parete dell’antica rocca ancora esistente, evidenzia nella sua sommità una struttura esterna formata da conci. La parte interna è invece costituita da massi di pietra non lavorati, uniti con malta aggregante. Alla base della parete, verso sud, sono presenti finestre di avvistamento sulla lama, ormai ostruite, con lato di circa un metro.

Dell’antico complesso rimangono ancora in piedi, inoltre, i resti della cinta muraria costruita a secco, che misura 40 metri in lunghezza, mentre nei punti di maggior altezza misura circa due metri. Ci sono anche strutture sotterranee ormai inaccessibili. L’area, una volta occupata dal castello, è circondata da un campo di ulivi. La zona si trova su un leggero poggio denominato Monte della Croce, a valle del quale è presente una lama ampia per la quale scorrono le acque alluvionali, ben visibili dopo le piogge abbondanti dal ponte di Auricarro.

Nelle vicinanze della rocca di Auricarro, a circa 20 metri, è presente una struttura in pietra ben conservata, costituita da un ambiente voltato a botte di circa 4 metri per 10, al cui interno si trovano una cisterna ed una grotta con volta costruita con pietre a secco con la tecnica di realizzazione dei trulli. Sull’architrave della porta d’ingresso si legge chiaramente la data 1621. La data è seguita da una doppia V rivoltata e dalla lettera D. Si è ipotizzato possa essere l’antica chiesa di San Pietro in Auricarro, anche se la struttura non sembra compatibile con quella di una chiesa.

La Necropoli di Auricarro venne rinvenuta poco distante dal castello nel 1991, durante i lavori per la realizzazione di una struttura da adibire a centro sociale per anziani. Gli scavi dell’area, diretti dalla dottoressa Giovanna Pacilio della Soprintendenza di Bari, portarono alla luce molte tombe con corredo funerario. I reperti rinvenuti si possono far risalire all’età basso medievale ed in particolar modo ai secoli XIII e XIV. Una parte consistente dell’intera area archeologica è rimasta inesplorata, come da esaminare erano ancora le tracce di una struttura esistente fino a qualche tempo prima dell’inizio degli scavi. Purtroppo, dopo un po’ di anni dal ritrovamento della necropoli, su richiesta del proprietario del fondo e col permesso della Soprintendenza di Bari e del Comune di Palo del Cole, le tombe vennero ricoperte con teli di plastica, ghiaia e terreno. Oggi il sito è un campo coltivato, mentre su di esso troneggia l’antenna di una radio e il nostro paese ha visto svanire o rimandare a chissà quando il progetto di un parco archeologico. Alcuni reperti ritrovati giacciono nei depositi del Museo Archeologico di Bari ed altri sono esposti nel Museo Archeologico di Altamura.

La chiesa dedicata al Santissimo Crocifisso di Auricarro, anticamente intitolata a Santa Maria della Croce, è ciò che resta di integro del vetusto casale. Alla sua sinistra sono presenti tre contrafforti per la stabilizzazione dell’edificio, oggetto di varie ristrutturazioni nel corso dei secoli. Il primo contrafforte di rinforzo presenta alla base un passaggio pedonale sormontato da arco a tutto sesto. La facciata esistente, di epoca seicentesca, si presenta in conci uniformi in bella vista, con portale d’ingresso sul cui architrave è scolpita la significativa epigrafe "Ecclesia sola salva". In successione seguono una nicchia concava ed una finestra sormontata da cornice ad arco a tutto sesto, per giungere alla sommità che termina con un semplice timpano trapezoidale adornato da un piccolo campanile a vela, ormai privo di campana.

(Fine prima parte. Domani la seconda)



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