Alla riscoperta del territorio di Palo

Torre di Casamontana, resiliente ai vandali e al tempo

Nell'estrema contrada a confine con il territorio di Mariotto sorge l'azienda Amrita

Cultura
Palo del colle lunedì 06 marzo 2017
di Vito Tricarico
Torre di Casamontana © PaloLive.it

Nella estrema contrada a confine con il territorio di Mariotto, sull'omonima strada comunale, ormai non più idonea alle sue funzioni di accoglienza e di allevamento, con le sue pietre che resistono al vandalismo che più del tempo è causa della sua rovina, Torre di Casamontana è ancora lì a dichiarare la sua presenza e la sua vetustà.

Le sue pietre, egregiamente sbozzate a martelletto, sono sempre ben incastonate a formare una solida parete, là dove i ladri di stipiti non hanno fatto cedere parzialmente la facciata. I rovi hanno trovato la loro dimora sull’uscio ormai non più transitato dai contadini e solo una grande roverella sembra voler ammantare e proteggere l’antico casolare con la sua ombra.  

Contrada Casamontana, confinante con l'agro di Mariotto, per la sua lontananza da Palo è un territorio ricco di piscine e di caserr di grandiose dimensioni. Le prime servivano per accumulare riserve d'acqua piovana per i periodi in cui i braccianti agricoli andavano a stà for per i lavori nei campi e per la raccolta. I caserr erano i rifugi al coperto per ospitare di notte gli operai e gli animali da traino ivi condotti. Generalmente erano a più vani. In uno di essi, fornito di mangiatoie, venivano accolti i cavalli o le mule condotti in quel posto per arare, per il semplice trasporto degli operai o per riportare a Palo i sacchi contenenti il prezioso raccolto di mandorle o olive, oppure i tini ricolmi di uva per la vendemmia.

In questa contrada, nella quiete della campagna, trova ospitalità, pur fra mille pericoli, l’azienda Amrita, dal simbolico nome del nettare divino che conferisce immortalità, in una semplice casa circondata da pini, acacie, e lecci. Nella mia visita, cinque robusti cani che fanno da guardia, si precipitano al cancello d’ingresso a saggiare le intenzione del visitatore. Tenuti a bada dal proprietario, vengono calmati, ma ad evitare spiacevoli sorprese, quattro di essi vengono portati in un recinto e solo al più piccolo è data libertà di movimento.

Il proprietario è felce di mostrare il suo piccolo angolo di paradiso lontano dai centri abitati, che gli costa impegno, sudore e fatica. Mi conduce dapprima in un orto sinergico sperimentale, il quale su un lato si unisce con quello bio. Dopo mi conduce al frutteto, ancora spoglio e dormiente, con i fichi, i peri, gli agrumi vari e le antiche specialità locali di mele annurche e limoncelle desiderosi di sole per scrollarsi di dosso il gelo mattutino.

Sulle infiorescenze di alcune piante, diverse api uscite dalle arnie poco distanti succhiano il nettare dei fiori per poi condurlo all’ingresso dell’alveare, ove è presente un piccolo assembramento per condurre a stipare il prezioso nutrimento nelle cellette all’interno.

Da dichiarazione del proprietario, apprendiamo purtroppo, che le api hanno vita difficile a causa dei diserbanti di cui l’agricoltura moderna fa uso. Nei campi bio, le api trovano il loro ambiente ideale, ma la loro sopravvivenza non è garantita perché nella ricerca di nettare, possono percorrere diversi chilometri e non tutti i campi sono ad agricoltura bio. Per questo motivo le api rappresentano un indicatore biologico della qualità dell’ambiente ed attualmente rappresentano una delle maggiori emergenze ecologiche. Le api favoriscono l’impollinazione col trasporto di polline dall’apparato di riproduzione maschile di una pianta a quella femminile di una pianta della stessa specie migliorando anche la qualità dei frutti

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I commenti degli utenti
  • Nunzio Brandino ha scritto il 06 marzo 2017 alle 10:41 :

    Lo trovo scritto come una poesia. Complimenti amico mio! Rispondi a Nunzio Brandino

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