Alla riscoperta del territorio di Palo

Jazzo di Pezza Rossa, testimonianza del tempo che fu

All’interno numerosi e caratteristici archi a tutto sesto sovrastano le postazioni ove venivano legate le mucche

Cultura
Palo del colle lunedì 13 febbraio 2017
di Vito Tricarico
Lo jazzo di Pezza Rossa
Lo jazzo di Pezza Rossa © PaloLive.it

Di fronte al boschetto sulla provinciale per Mariotto, all’altezza della strada vicinale Pietrocarro, un vialone carrabile conduce giù su una spalla, ovvero la parte del costone roccioso che costituisce una delle pareti della lama che conduce le acque alluvionali meteoriche dall’altopiano della Murgia verso il mare Adriatico.

Il fondo della lama costituisce l’alveo torrentizio profondo, ma asciutto per la maggior parte dell’anno, e quasi sempre coltivato, interessato dal deflusso delle acque provenienti dalle Matine, che attraversa il nostro territorio. Come tutte le lame e le gravine di Puglia, anche questa è sottoposta a vincolo paesaggistico (come previsto dall’art. 82 DpR 616/77 e legge 431/85).

Scendendo giù per la scarpata e seguendo il vialone nella sua biforcazione meno ripida, s'incontrano le caratteristiche canne che fanno da ornamento ai muri a secco, utilizzati come contenimento al deflusso delle acque piovane e da confine di proprietà. Alla fine del percorso, su una vasta area leggermente in pendio, si presenta, nella sua interezza, un grande casolare con un unico ingresso riquadrato da stipiti e architrave in pietra. La facciata e le altre parti esterne del fabbricato sono costituite da conci rudemente lavorati a martelletto e sovrapposti con leggero aiuto di malta. Le spesse pareti interne, cosi come la volta a botte usata per la copertura del fabbricato a sezione rettangolare, sono costituite da blocchi regolari di tufo, mentre due finestre abbastanza alte consentono una sufficiente areazione. All’interno numerosi e caratteristici archi a tutto sesto sovrastano le postazioni ove venivano legate le mucche per l’allevamento e la produzione del latte.

Oltre il fabbricato e intorno ad esso, una meravigliosa teoria di muri a secco interrompe l’acclività del versante, creando sentieri e fasce di terra difese dalle pietre magistralmente innalzate a contrastare la pendenza della scarpata e interrompendo la rottura del profilo topografico del pendio discendente come su un piano inclinato. Proprio sul versante che sale verso la strada provinciale, si possono notare gli ingressi di vari jazzi, gli ampi recinti limitati da muri a secco per la custodia all’aperto delle greggi e qualche piccolo ricovero, sempre in pietra e ora diroccato, per il ricovero dei pastori.

Il sito osservato – che riunisce la lama, la stalla masseria e gli jazzi, abbastanza ben conservati – forma un ambiente di grande interesse paesaggistico e storico per il fascino che riesce a trasmettere e per gli studi che su di esso i nostri giovani possono ancora elaborare. A ristoro della fatica per il raggiungimento di questa insolita meta col suo microclima salutare per il corpo e la mente, ormai abituati a stili di vita, congetture e lavori intellettuali lontani da questo mondo antico e pastorale, una grande quercia attende... Sotto di essa, tre caratteristici tavolini e un angolo rudimentale in pietra per accendere il fuoco, sono lì per offrire una breve ospitalità a qualche amante della natura e di un antico stile di vita.

 

  

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